Com’è fatto il Vermut: la storia del primo aperitivo italiano.

Com’è fatto il Vermut: la storia del primo aperitivo italiano.

Con questo post faremo un viaggio attraverso la storia del vermut, partendo da chi l’ha inventato, passando dalle origini del suo nome fino a vedere come veniva prodotto e come viene prodotto oggi.

Storia del Vermut

Il vermut fu “inventato” e prodotto a Torino, da un distillatore di nome Antonio Benedetto Carpano nel 1786.
La prima ricetta consisteva nel miscelare vino bianco con un infuso di oltre 30 erbe e spezie con l’aggiunta di alcool. L’erba principale però era l’assenzio maggiore, l’ingrediente che spiccava più degli altri, caratterizzando così il vermut. Questo nome infatti deriva proprio dal nome tedesco della pianta di assenzio maggiore ovvero Wermut. Il signor Carpano decise quindi di utilizzare lo stesso nome “adattandolo” alla lingua italiana.

Inizialmente questa bevanda fu pensata per le donne, in quanto dolce e molto più gradevole al palato femminile in confronto ai forti vini piemontesi. Il vermut riscontrò subito un forte successo, tanto che anche i Savoia se ne innamorarono. Il suo successo portò Carpano a tenere la bottega aperta 24 ore su 24. Oggi, il vermut è conosciuto e bevuto in tutto il mondo.

Com’è fatto il vermut

Vediamo quindi come veniva prodotto e cosa è cambiato ad oggi nel metodo di produzione.

Ogni famiglia che produceva vermut aveva una sua ricetta segreta per il mix di erbe e spezie. L’unica cosa che accomunava tutti era il fatto che si utilizzavano solo erbe e spezie facilmente reperibili sul territorio, varietà che potevano coltivare o raccogliere nelle loro zone. Ovviamente l’assenzio restava l’ingrediente principale.

Il processo di produzione iniziava nei mesi freddi. Si mettevano le erbe e le spezie in infusione in una miscela di vino bianco e alcool che si aggirava intorno ai 20 o 22° alcolici. L’infusione avveniva in botti di media capacità ed erano riposte sotto delle tettoie all’aperto. Questo serviva a rendere lenta l’infusione ed a cristallizzare col freddo le varie impurità, così da stabilizzare il vino.


In primavera si filtrava il prodotto con tela o juta. Alcuni, per togliere maggiori impurità, utilizzavano dei costosi filtri da the rendendo così il vermut molto più delicato. Una volta filtrato si aggiungeva dello zucchero o del caramello, in base al livello di amaro che si voleva ottenere, anche se lo zucchero originariamente o non veniva utilizzato o veniva utilizzato pochissimo. Questo perchè lo zucchero era un bene costoso e di importazione, quindi si usava il moscato come vino che era già molto zuccherino di suo.

Successivamente si passava ad imbottigliare il vermut ed a farlo riposare in bottiglia per altri sei mesi. Questo periodo serviva per far in modo che le essenze si amalgamassero per bene tra di loro e con il vino.

Ad oggi le modalità di produzione sono diverse, per esempio è molto diffusa la tecnica di infondere nell’alcool le spezie e poi aggiungere il vino. Ovviamente a livello di tempo, per i produttori  di vermut, questo metodo è più vantaggioso in quanto l’alcool estrae molto più velocemente gli aromi. Sono cambiate le attrezzature e sono cambiati i tempi ma la sostanza resta sempre quella.

Vermut prodotto a Torino

Ad oggi l’unica azienda che produce a Torino è Turin Vermouth. Altre produzioni sono presenti nella provincia di Torino e in tutto il Piemonte. Le aziende che producono vermut in provincia di Torino sono: Vermut Anselmo, Martini e Rossi e Compagnia dei caraibi con l’etichetta Riserva Carlo Alberto.

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Francesco

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